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Attualmente gli oli lubrificanti si sono specializzati, ovvero hanno acquisito specifiche qualitative emesse dalle maggiori case automobilistiche, in aggiunta alle specifiche tradizionali formulate da API (American Petroleum Institute) e da ACEA (Associazione Consumatori Europei). La lettura delle indicazioni degli oli si sono fatte quindi più complicate, perchè non vale più la vecchia regola secondo cui "la specifica più recente identifica l'olio migliore per qualsiasi motore".
Come si è arrivati a questo punto? Sostanzialmente per tre motivi: il primo è la volontà delle case automobilistiche di limare i consumi di combustibile impigando lubrificanti con bassa viscosità, il secondo è dovuto al desiderio di allungare l'intervallo di cambio dell'olio, il terzo consiste nella necessità di ottemperare alle norme antinquinamento.
La corsa alla riduzione dei consumi impone di sfruttare tutte le soluzioni possibili, come l'impiego di un olio motore più fluido. Così, da qualche anno, le case automobilistiche prescrivono per i loro modelli oli 0w-30 o 5w-30, al posto dei 10w-40 o 15w-40 utilizzati in passato. Gli oli a bassa viscosità però, vanno impigati solo nei motori progettati ad hoc e possono danneggiare gli altri. Addirittura, in passato, si sono manifestati problemi di usura delle camme e dei cuscinetti dell'albero motore anche nei propulsori dedicati. Così è stata creata un'ulteriore categoria di lubrificanti per cui la gradazione SAE è la stessa (es. 5w-30), ma la viscosità a caldo e sotto sforzo è maggiore (per i tecnici la viscosità HTHS, High Temperature High Shear, deve essere di almeno 3,5mPa.s contro i 2,9 degli altri oli).
IL CAMBIO SI ALLUNGA. 50 anni fa il cambio dell'olio si faceva ogni 2.500 Km. Oggi si possono raggiungere percorrenze anche 20 volte superiori! Dipende dal tipo motore, dalle condizioni d'impiego monitorate dai sistemi di bordo, e soprattutto dalla qualità del carburante e del lubrificante. Per questo le case automobilistiche che offrono intervalli di cambio olio prolungati hanno emesso specifiche qualitative appositamente sviluppate per valutare la resistenza del lubrificante all'impiego esteso. Il problema è che i requisiti prescritti si sommano ai tradizionali e, di solito, cambiano da un costruttore all'altro. Pertanto non è detto che un certo tipo di olio, anche di grande qualità, sia adatto a tutti i modelli di una certa casa automobilistica. Ma cosa succede se non si usa un lubrificante "doc"? Che gli intervalli di cambio olio si accorciano drasticamente!
Le norme anti inquinamento che si sono succedute sin dai primi anni 90 hanno imposto l'impiego di dispositivi, come il catalizzatore, la valvola Egr ed il filtro antiparticolato, la cui funzionalità può essere compromessa dai depositi di sostanze contenute nell'olio motore. Dato che le norme prescrivono che le emissioni non degradino anche dopo più di 100.000 Km, diventa necessario limitare il consumo di olio e il contenuto di ingredienti dannosi per i dispositivi antinquinamento. Ecco così che fanno la loro entrata i lubrificanti Low Saps, ovvero a basso contenuto di ceneri solfate, fosforo e zolfo.
Le specifiche API sono composte da due lettere: la prima indica il tipo di motore cui è destinato l'olio (S per i benzina, C per i diesel) mentre la seconda esprime la qualità dell'olio, in ordine alfabetico crescente. Se, per esempio, per un'auto è prescritto un olio API SH, andranno bene, anzi meglio, anche lubrificanti con specifica SJ, SL o SM.
Nella codifica ACEA, dal 1996, la classificazione era basata su una lettera (A per i benzina e B per i diesel) e su un unmero (1, 2, 3, ...) che originariamente indicava il livello qualitativo. La sigla della specifica si completava poi con l'anno di emissione, come A1-96. Un olio ACEA A3-96 quindi è migliore di un A2-96 che, a sua volta supera un A1-96. Le cose però si sono complicate perchè nel 2004 le classi per i motori a benzina e diesel sono state accorpate e ne è stata creata una nuova, identificata dalla lettera C, che sta per Catalyst Compatibility Oils, ovvero oli compatibili con catalizzatori e filtri antiparticolato, e divisa in quattro categorie (che non sono in odine crescente di qualità, ma attestanti caratteristiche particolari del prodotto).
